Quando Casa diventa il luogo più bello del mondo, anche per una festa di compleanno (a sorpresa, ma non troppo).

Il suo compleanno sarebbe stato quella domenica. 10 anni. 10. Ormai stava diventando grande, Matteo. Aveva trascorso tutta la giornata a fantasticare sulla sua festa di compleanno: tutti i suoi amici si sarebbero divertiti da matti, a mangiare pizza al formaggio e a giocare fuori in giardino, in fondo a maggio splende sempre il sole; avrebbe ricevuto dei regali tutti da scartare come caramelle, e avrebbe mangiato la sua torta preferita: la ciambella alla vaniglia ricoperta di glassa e zuccherini, quella delizia che preparava la mamma con amore. Sì, proprio così, il suo compleanno sarebbe stato un giorno fantastico. Doveva solo chiedere ai suoi genitori il permesso di organizzare la festa.

Martedì, ore 8.00

Matteo si sveglia allegro e pimpante, scende in salotto e trova la madre che prepara la tavola per la colazione: il caffè è solo per i grandi, Matteo lo sa bene, e anche se tra qualche giorno sarà grande anche lui, è ben felice di “accontentarsi” delle gustose crostatine di mela, calde e croccanti, appena uscite dal forno solo per lui. Sono lì, sul tavolo, in un piatto di ceramica. “Buongiorno tesoro, sei pronto per la scuola?”. Matteo è prontissimo, solo… Ha una domanda.

“Mamma, domenica è il mio compleanno. Compio 10 anni! 10! Posso fare la festa qui a casa? Ti prego!”.

Il bollitore del tè sta fischiando. La Signora, che indossa ancora una graziosa vestaglia di seta color porpora, va in cucina, riempie la tazza di acqua calda e la posa sul grande tavolo in legno della spaziosa living room. “No, mi dispiace tesoro, saremo impegnati domenica. Niente festa, questa volta. Ma per curiosità, cosa avresti voluto fare alla tua festa?”. Matteo è molto deluso, triste e anche un po’ arrabbiato: perché non poteva avere la sua festa di compleanno? Tuttavia, risponde cortese: “Mamma, mi piacerebbe tanto avere i palloncini colorati per tutta la casa. E vorrei invitare tutti i miei amici della scuola e del calcio. E vorrei giocare fuori in giardino, che lo sai, è bel tempo in questi giorni. Non posso proprio avere la mia festa?”. Ma si è fatto tardi, la mamma deve scappare al lavoro.

Matteo non si dà per vinto: ci riproverà domani.

Mercoledì, ore 7.00

Ora che lo nota, il tavolo della sala è molto spazioso. È di legno scuro, come dice il papà “il mio gioiellino, in massello di noce”, o “Insomma, qualcosa del genere”, pensa Matteo, che per la prima volta è sveglio già a quest’ora. È in sala, seduto sulla sedia beige che mamma aveva voluto abbinare al tavolo scuro, e osserva la superficie legnosa di quel tavolo solido e massiccio. Riflette:

“In effetti è proprio grande… Potrebbero starci anche dei vassoi con le pizzette, e le focacce, e magari anche i salatini, quelli buonissimi e tanto salati”.

Oggi è la giornata buona. Lo chiederà a papà il permesso di fare la festa.

Ore 8.00

“Matteo che ci fai già in piedi? Un miracolo!”. Il padre di Matteo fa un lavoro strano, “inventa le pubblicità lui, è creativo. Sicuramente approverà l’idea della festa!”, pensa il quasi-grande-piccolo Matteo. “Papà, senti, possiamo fare la mia festa di compleanno domenica?”. Il padre gli sorride, gli accarezza la testa e va a versarsi il caffè. Torna in salotto, appoggia la tazzina sulla tovaglietta di juta, comprata durante un viaggio a Marrakech.

“No Matteo, questa volta no, siamo impegnati domenica. Ma per curiosità, se avessimo deciso di fare la festa, cosa avresti voluto mangiare?”.

Matteo non crede alle sue orecchie: come no? Cosa avevano di tanto speciale da fare domenica? “Uffa. Io volevo la pizza al formaggio, le focacce e i salatini”.

E anche papà se ne va in ufficio. La mamma lo porta a scuola, e tutto tace.

Giovedì, ore 8.30.

“Matteo, così faremo tardi! Come mai sei ancora a letto?”. La mamma apre la porta della stanza. Le pareti sono celesti, e sul soffitto brillano delle stelle adesive color argento. Sono un regalo di Davide, il suo amico del cuore. “Mamma, possiamo fare la mia festa domenica?”, chiede Matteo, che spunta da sotto al letto, ancora con indosso il suo pigiama di cotone colorato. “No, tesoro, siamo impegnati domenica. Ma per curiosità, se avessimo deciso di fare la festa, che regalo vorresti?”.

Il piccolo Matteo se ne va imbronciato in salotto, si siede sulla sedia di pelle antracite e appoggia triste la testa sul tavolo in legno massello. Sogna a occhi aperti il regalo che più desidererebbe per il suo compleanno: una bicicletta. La sua prima vera bicicletta grande, come quella dei genitori – o quasi – rossa, il suo colore preferito. “La bicicletta rossa”.

Matteo trascorre i giorni seguenti disegnando biciclette rosse e fette di pizza su fogli di carta, che poi lascia in giro per tutta la casa. Così arriva domenica, è il giorno del suo compleanno. Ma quella mattina Matteo non ha voglia di alzarsi. No torta, no party.

Il campanello della porta d’ingresso suona. Anzi, strilla. Nessuno sembra andare ad aprire però. Suona e strilla una seconda volta. Matteo decide di andare a vedere chi è ma, ehy, dove sono i suoi genitori? Corre ad aprire la porta che, chissà se anche quella è in legno di noce massello, e… “SORPRESA!”. Nel cortile ci sono Davide, Lorenzo, Simone, Andrea, Stefano, e anche Omar, che non vede da tantissimo tempo. I suoi amici sono tutti lì, con un pacchetto tra le mani, qualcuno ha anche un pallone da calcio e delle buste di caramelle. “Buon compleanno!”, gli gridano gli amici. WOW! I bambini si dirigono in salotto et voilà, ci sono palloncini colorati dappertutto, e sul grande tavolo scuro ecco dei vassoi di carta pieni di pizzette con formaggio, focaccine alle olive, salatini e… Mamma e papà sono lì, con un paio di piccole chiavi d’acciaio tra le mani. “In cortile c’è il tuo regalo, legato con una catena, queste sono le chiavi. Ma fai attenzione, vai piano e stai sul lato destro della strada!”, si raccomanda il padre. Matteo non ci può credere, aveva la sua bellissima festa di compleanno organizzata, gli amici, la sua pizza al formaggio filante e le focacce, la sua prima bicicletta rossa come quella dei grandi e… “Ma c’è anche la ciambella alla vaniglia! Come facevate a sapere che la volevo? Non ve l’ho detto!”.

Mamma e papà sorridono.

“Buon compleanno tesoro!”.

La torta di Pan di Spagna ricoperta di glassa bianca e palline di zucchero colorate se ne sta lì, immobile e intonsa – anche se ancora per poco – su quel bel tavolo in legno massello di noce. E quel salotto, Casa, sembra davvero il posto più bello del mondo.

Autore

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco la

Scrivi un commento..