A tu per tu con una stylist appassionata e con la sua casa, ricca di luci, suggestioni e di meravigliosi specchi

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“Si chiamerà Chiara perché porterà la luce con il suo sorriso”.

Così è stato scelto il mio nome, alla ricerca di una luce che io stessa inseguo ogni giorno.
Nomen omen, si dice, e ho capito quanto fosse vero una sera in cui la corrente era andata via e per risollevare il mood triste, ho aperto un vecchio armadio contenente i capi e gli accessori della nonna e ho improvvisato su una sfilata a lume di candela, obbligando tutta la famiglia a partecipare. Pellicce e lustrini ci hanno ridato il sorriso, e ho da subito capito quale sarebbe stata la mia vocazione.

All’inizio, i vestiti per me avevano quel potere: far brillare l’atmosfera, rischiarare gli umori. Attraverso le paillette sugli abiti delle bambole e in camerino, durante le sessioni di shopping dopo una brutta giornata. La verità è che lo fanno tutt’ora, ma ogni tanto faccio fatica a ricordarmelo. Quando riesci a trasformare la tua passione nel tuo lavoro, inizialmente può sembrare un sogno che si avvera, ma può accadere di perdere di vista il perché hai iniziato, ciò che ti ha spinta a farlo. È lì che serve ritrovare te stessa e le motivazioni che ti hanno spinto a iniziare.

Ma mi chiamo Chiara per un motivo e, quando ce n’è bisogno, so come ri-equilibrare le zone di luce e portare allegria. Sul lavoro, certo: quello della fashion stylist è un impegno costante alla ricerca dell’outfit perfetto, della decolleté di tendenza, del dettaglio capace di illuminare chi lo indossa e dare un valore aggiunto a uno scatto, un video, un happening.

E poi, anche e soprattutto, a casa: è qui che riesco a dedicarmi alle mie zone di luce e ritrovare quell’armonia che mi manca fra uno shooting e l’altro.
È per questo che uno dei miei acquisti preferiti è il coffee table Tiffany.

Quei manici sembrano indicare che qualcuno te lo porterà, ricoperto di dolciumi, a mo’ di vassoio. Quel qualcuno sono io: trascorro le mie giornate a disposizione di modelle e truccatrici, ma quando arrivo a casa, quello che voglio è una coccola per me.

La mia casa è luminosissima e non è solo una questione di finestre, espedienti coi tendaggi e calcoli strategici delle golden hour, ma è anche merito degli specchi che ho posizionato con cura negli angoli strategici per la casa. Perfetti per riflettere non solo i raggi del sole, ma anche i sorrisi di chiunque mi venga a trovare.

Break mi ha colpita al primo sguardo. Mi piace perché è scisso ma compatto, e questa sua duplice natura mi sembra calzante: anche io sono “a pezzi” quando torno da lavoro, ma mi tengo sempre insieme, non mi lascio mai andare.  E basta uno sguardo di sfuggita alla sua cornice per ricordarmelo.

Il mio pezzo preferito? Non ho dubbi, è Clara, la sedia in pelle con gambe in acciaio. Mi ha incuriosita innanzitutto per la composizione e convinta con il suo colore: una punta di elegantissimo blu cobalto, scelto dai più grandi pittori, come Renoir e Van Gogh, e perché deve la sua forza a quella che è stata definita come la sua forza, ovvero “la sua brillantezza superiore che sa sopraffare tutte le altre nuance.”

Ma è anche il suo bellissimo nome che mi ha persuasa, così simile al mio… impossibile non notarlo. Ho pensato che lei mi avrebbe accolto dopo una giornata passata a correre tra un set e l’altro, sarebbe stata il mio rifugio quotidiano. E così è stato.

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